C'è un momento, prima che inizi lo spettacolo, in cui tutto è sospeso. Il tendone trattiene il respiro, le luci sono immobili, e dietro le quinte si preparano gesti che si ripetono ogni giorno, ma che ogni giorno devono sembrare nuovi, unici, vivi. È lì che ho iniziato a guardare. Non come spettatrice, ma come fotografa. Ho colto l'occasione quando la compagnia circense ha iniziato ad esibirsi nel luogo dove lavoro. Non era un set, non era un progetto: era un semplice incontro. Volevo solo vedere da vicino. Ma qualcosa mi ha folgorata. Un altro mondo, chiuso e luminoso, si è aperto davanti a me.Il mondo del circo non è solo spettacolo. E' famiglia, rituale, fierezza, disciplina, dedizione. È ripetere lo stesso gesto cento volte, e farlo ogni volta come fosse la prima. Non ho fotografato la "meraviglia" del pubblico. Ho cercato di fotografare quello che sta appena sotto: lo sforzo, la maestria, la bellezza che resiste anche quando nessuno applaude. Non conosco la loro vita dietro le tende. Ma ho percepito una cosa: loro si appartengono, prima di appartenere a qualunque luogo o ruolo. È difficile da spiegare, ma è come se ci fossero loro e poi tutto il resto. Il loro mondo ha confini precisi, ma ospita una passione che non si può contenere. Non è solo tecnica. Non è solo mestiere. È appartenenza. Appartenenza a una famiglia, a una tradizione, a un palco che diventa casa, a un modo di vivere che non chiede spiegazioni, solo rispetto. Io, da fuori, non posso raccontare tutto questo. Questo lavoro è solo un accenno, un frammento. Un atto primo, forse. Non una conclusione, ma un inizio. Uno sguardo che si ferma per un momento su chi si muove da sempre. Una piccola finestra su un mondo più grande. E se anche solo una delle mie immagini riuscirà a farvi fermare un momento e guardare davvero ,non solo chi si esibisce, ma chi appartiene, allora sarà valsa la pena.
Dedicato agli artisti: Charlen, Deniel, Heaven, Jasmine, Jimmy Saylon.
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